giovedì 17 maggio 2018

Un milione di modi per morire nel west


 
"Ci troviamo in Arizona, nell'anno 1882. Dopo che Albert aveva fatto un irresistibile scontro a fuoco davanti alla sua fidanza in un luogo pubblico, lei lo lascia, perché ha perso il duello. Dopo questo emozionante scontro, Albert torna ad accudire ma non una mandria, ancora di più, un gregge di pecore. Ma Albert, non perde il suo senso di umorismo, quindi partecipa a una rissa nel saloon, per salvare una bella, affascinante e misteriosa donna appena arrivata in città e, da qui Alberto vede "rose e fiori" o meglio ha "le farfalline allo stomaco". Come sempre, quando gli uomini vedono un'affascinante donna, precipitano ai loro piedi... Ma non sa che la misteriosa donna è la moglie di un pericoloso bandito che, in seguito, si precipitò sul posto a riprenderseLa".

Recensione: Il papà de I Griffin realizza una fiacca parodia del genere filmico “maschile” per antonomasia. La sua rivisitazione comica del vecchio e selvaggio West, infatti, per buona parte procede lungo la storyline tracciata nel terzo episodio di Ritorno al futuro, da cui preleva anche il tema musicale e Christopher Lloyd - mitico Doc - per una paradossale apparizione (che ci fa lo scienziato Emmett L. Brown nel 1882?). Come accaduto nel lungometraggio d’esordio, anche qui la sua irriverenza visiva e verbale si dimostra piuttosto appannata – a parte i pochi momenti di humour nero e salace, si salva giusto qualche gag (la “scoperta” del dollaro, il ballo che accompagna la canzone sui baffoni, il trip tra i nativi americani). Il suo proverbiale umorismo scatologico funziona meglio sul piccolo schermo, che ospita le puntate delle sue serie televisive animate. Le frequenti e fastidiose parentesi sentimentali del film, anziché essere occasioni di presa in giro, valgono solo come riempitivo. Risulta altresì sprecato un cast di sicuro richiamo, specie le due belle e valide attrici coprotagoniste: poco valorizzate, la loro presenza si riduce a mero effetto ornamentale.

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